mercoledì 28 maggio 2008

C & G

Gianrico Carofiglio è sicuramente uno dei miei scrittori contemporanei preferiti.
Stimando e amando Gianrico Carofiglio non posso che stimare e amare anche Guido Guerrieri, il protagonista dei suoi legal thriller. Tra gianrico e guido il rapporto è complesso ed oggetto di differenti visioni dottrinali: c'è chi sostiene che il secondo sia l'impersonificazione lettereraria del primo e, viceversa, c'è chi afferma che l'uno sia il il completamento dell'altro: ciò che manca in gianrico è presente in guido e viceversa... Lo stesso autore non ha mai sciolto il "ragionevole dubbio" e probabilmente sulla querelle ci sta "giocando sopra" tenendo col fiato sospeso tutti i suoi lettori più accaniti.
Se dovessi azzardare una opinione opterei nettamente per la seconda visione del rapporto tra i due: sono convinto infatti che Gianrico sia il personaggio razionale mentre Guido rappresenti il "genio e sregolatezza"; quello che è certo è che sia Guido che Gianrico vorrebbero avere entrambi un po' dell'altro. Una sorte di hardware e software..
Il ruolo processuale dei due è già una "buona prova" di ciò.
Il primo (Guido) è un brillante avvocato ma in tutti i suoi romanzi prova una stima, confinante con l'invidia, per molti dei pubblici ministeri con cui ha a che fare nei vari processi; il secondo è invece un brillante pubblico ministero nonchè magistrato della procura distrettuale antimafia che ha deciso di scrivere e raccontare fatti e processi, per una volta, dalla parte della difesa.

La vita sentimentale è un altro punto forte di complementarietà.
L'avv. Guerrieri è infatti un "sentimentalmente confuso"; in ogni episodio della saga c'è sempre un personaggio femminile diverso al suo fianco: si inizia con Sara, sua moglie, che lo molla per andarsene con un altro; si continua con Margherita, la sua nuova vicina di casa con un passato da alcolista e un presente da designer, che lo abbandonerà per seguire la sua carriera artistica in un altro paese; si finisce con l'innamoramento della moglie di un suo cliente, che grazie a lui sarà assolto, della quale invidia l'ideale di famiglia che la lega al marito, suo assistito, e ai loro figli. In ultimo non bisogna dimenticare tutte le storie mordi e fuggi che Guido è in grado di improvvisare in ogni momento della narrazione.
Il dottor Carofiglio è invece stabilmente sposato con Francesca, anche lei magistrato, e ha due figli, Alessandro e Giorgia; nonostante pubblicamente si dichiari felicemente sposato (e che altro potrebbe dire?!?!) sono convinto, dalle sue interviste e dai suoi incontri coi lettori, che molto della spregiudicatezza sentimentale di guido, l'irrequieto, sia propria anche di Gianrico, il razionale.

....e poi la politica: Guido ha un passato sessantottino nella sinistra extraparlamentare che ha strascichi anche nella sua attività di avvocato (vedi in "Ragionevoli dubbi"); Gianrico è da pochi mesi senatore del PD ma non rinuncia a citare Gramsci e Berlinguer.

...e ancora il rapporto con le sigarette; i tick; le crisi depressive; il rapporto coi genitori.... e molte altre caratteristiche che ciascuno può osservare nelle due personalità solamente leggendo e, le pagine de "l'avvocato Guerrieri" e, le biografie più nascoste del Magistrato, scrittore, senatore Carofiglio.

Esiste tutta via un "nocciolo duro" che permette una piena identificazione tra i due.
Innanzitutto l'ambientazione in cui si muovono entrambi: Bari. Il capoluogo pugliese è infatti amato e descritto a tinte forti sia dall'uno che dall'altro e ne esce il quadro di una città bellissima, affascinante, romantica ma allo stesso tempo ricca di contraddizioni e illogicità. La curiosità di andare a scoprire questo angolo di sud è sicuramente una delle necessità più urgenti che scaturiscono dalla lettura dei romanzi.
In secondo luogo l'amore e la dedizione per le arti marziali. E qui l'identificazione è veramente totale: l'avvicinamento a queste discipline in entrambi nasce dalla consapevolezza di essere troppo deboli e paurosi di fronte alla sopraffazione dei più forti e dei più maneschi; da questo punto di partenza scaturisce l'attrazione verso il karate. Una frase tratta da "testimone inconsapevole" e riportata in molte interviste allo scrittore è emblematica al riguardo: " il karate mi ha letteralmente cambiato la vita, presi la medaglia di bronzo nella Coppa Italia del 1980. Ho vinto anche qualche campionato regionale e poi, un po’ prima di laurearmi, ho smesso di fare gare. Lo sport agonistico puoi farlo a lungo solo se sei un campione o hai qualcosa da dimostrare. Io non ero un campione e mi sembrava di aver dimostrato…"


Gianrico Carofiglio: 2002, "Testimone inconsapevole"; 2003"Ad occhi chiusi"; 2004, "Il passato è una terra straniera";2006, "Ragionevoli dubbi"; 2007, "Cacciatori nelle tenebre" e sempre nel 2007, "L’arte del dubbio". Quattro romanzi, un graphic novel, un saggio sull’arte dell’interrogatorio. Traduzioni in tutto il mondo, recensioni sui giornali internazionali più importanti (dalla Frankfurter Allgemeine, al Times, al New Yorker, a El Pais), oltre due milioni di copie vendute.



Correte in libreria!!!

mercoledì 21 maggio 2008

era ora

NICHI VENDOLA è ufficialmente uno dei candidati alla segreteria del partito della rifondazione comunista:

"la sinistra arcobaleno è stato un cartello elettorale per nascondere vecchi cimeli"

"Che cosa vogliamo fare? Tornare nei fortini per restare a guardare un cielo con le stelle fisse? Non è accettabile la mini-cultura caricaturale della vecchia Internazionale comunista. Oggi per fare politica c'è bisogno di un campo vasto come un mappamondo".

"Oggi non basta più tornare davanti a una fabbrica e urlare più forte, serve un lavoro paziente e di lunga lena per riconquistare il legame con la classe a cui fai riferimento. Non basta farlo usando degli abracadabra o presentandosi con il simbolo della falce e martello"

"basta con la spocchia, la presunzione, le certezze, l'autoreferenzialità dei contenuti e dei linguaggi»

«no ai musei con i santini della sinistra, sì, però, alla memoria dello stile intellettuale di certi classici come Gramsci»

"E ora?", mi ha scritto per email una ragazza dopo la disfatta elettorale della sinistra. "E' ora", rispondo io. E' ora di uscire dai club di artisti a numero chiuso e andare in strada tra la gente. Ma è anche ora di uscire dai centri sociali e prendere per mano i giovani di destra: stanno a destra perchè nessuno gli ha teso la mano...»


ERA ORA NIKI!!
Ma pensarci un po' prima?

lunedì 19 maggio 2008

Anno 2008

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare”.

Bertold Brecht

domenica 18 maggio 2008

Il ricordo e la rabbia

E' in programma per questi giorni l'apertura, presso la promotrice delle belle arti al valentino di Torino, della mostra: "Olivetti, quando il mito era una fabbrica"; la mostra, secondo gli organizzatori, "più che una celebrazione vuole essere un tentativo di andare oltre la barriera dei luoghi comuni, l'abitudine di pensare l'olivetti per parti: l'olivetti è stato un tutt'uno di tecnica, tecnologia, architettura, design, impegno sociale, grafica, cultura, politica...
Sono Sempre molto contento quando si promuovono mostre e celbrazione per grandissimi della storia italiana. Il ricordo di due personaggi come Camillo e Adriano Olivetti va rinnovato sempre perchè tutto quello che ci hanno insegnato è applicabile ancora oggi e lo sarà per sempre. Il ricordo è importante, come ho detto, ma mi piacerebbe si discutesse anche di come e di chi abbia smantellato tutto un patrimonio economico, culturale, sociale in pochissimo tempo e in modo cosi brutale e arrogante.
D'accordo, è vero che la crisi dell’olivetti fu dovuta al fatto che nel produrre computer a scarmagno non s’era più competitivi. E' un dato di fatto.Basta guardarsi intorno per capire che non c’è altra spiegazione: la ibm ora li produce in cina, la hp idem, la lenovo è cinese, la compaq è fallita, la siemens non produce più pc ecc.. E Se anche andiamo a farci un giro nella tanta vituperata silicon valley non troveremo una situazione particolarmente rosea: occupazione eccellenze dimezzate rispetto ai tempi d’oro. E’ solo da questo presupposto che può partire qualsiasi discorso sull’olivetti. Molte volte sento dire: l’olivetti non c’è più perchè tutti rubavano, l’olivetti non c’è più perchè debenedetti non ha investito un quattrino, l’olivetti non c’è più perchè i dirigenti erano degli incompetenti, l’olivetti non c’è più perchè la gente non aveva voglia di lavorare….SONO SOLO CAZZATE! sarebbe come dire che l’italia è un paese in declino industriale perchè i parlamentari prendono stipendi troppo alti. Ma fatemi ridere!!!Per smentire questi luoghi comuni vorrei solo ricordare qualche piccolo particolare:

1) DeBenedetti sarà anche un furbone ma senza di lui l’olivetti saebbe morta alla fine degli anni 70 quando una forte crisi finanziaria la stava soffocando inesorbilmente; “l’ingegnere” è colui che ha traghettato l’azienda dalla meccanica all’elettronica e, in ultimo, per non scordarcelo mai, ha creato due società chiamate omnitel e infostrada che se oggi fossero ancora del gruppo farebbero la fortuna non solo del canavese ma di tutta l’Italia. Se vogliamo realmente sapere chi ha svenduto queste “due creature” con potenziali enormi per riempirsi le tasche di stock option e popolarità dovremo rivolgerci a qualcun altro: tal rag. Roberto Colaninno da Mantova. Questo signorotto di “razza padana” ha disperso una ricchezza enorme per il paese e ora non solo è agli onori della cronaca per la sua carica di presidente della Piaggio ma anche per essere il padre di uno dei parlamentari outsider del partito democratico…mi hanno sempre spiegato che le colpe dei padri non devono ricadere sui figli ma per dirla alla andreottiana:”a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.

2) I dirigenti dell’olivetti sono stati delle ciofeche? Ma ne siamo cosi sicuri?
MARISA BELLISARIO, già presidente “olivetti corporation of america” negli anni 80, una delle manager fiore all’occhiello dell’Italia, fu inoltre, prima della sua precoce scomparsa, presidente di italtel.
ELSERINO PIOL,medaglia d’oro Olivetti, già presidente di “olivetti system and network” e di “Olivetti Telemedia” nonchè primo presidente di “omnitel” e “Infostrada”, è oggi presidente di Elitel, nota società di consulenza di tlc, oltre ad essere advisor di fondi di ventur capital;
FRANCO TATO’,spilla d’oro olivetti, già amministratore delegato di “Olivetti Office” dall’88 al 92 è stato in seguito: presidente della “Arnoldo Mondadori”, presidente dell’”enel”, dall’agosto 2003 è Amministratore delegato dell’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani;
ANGELO FORNASARI, spilla d’oro olivetti, già diettore finanziario del gruppo è tutt’ora docente di contabilità e bilancio nelle aziende multinazionali presso “l’università di milano-Bicocca”;
CORRADO PASSERA, già amministratore delegato di olivetti, è stato: A.d di poste italiane fino al 2003 e tutt’ora presidente e a.d di “intesa-sanpaolo”, maggior gruppo bancario italiano ed europeo.ecc ecc ecc. la lista potrebbe proseguire all’infinito ma il dato di fatto è: avere nel curriculum un incarico diringenziale in olivetti non è mai stata una zavorra, semmai il contrario!

3) Mio padre è stato dirigente per dodoci anni alla olivetti e non ha mai portato a casa nemmeno le gomme per cancellare; questo non vuol dire che molti altri facessero diversamente ma il fatto che in ogni azienda ci sia gente che non lavora o che se ne approfitta di certe situazioni è un fatto fisiologico. Di una cosa sono certo: se a metà degli anni 90 a tutti i cassaintegrati olivettiani fosse stato chiesto di tornare sul loro posto di lavoro state certi che tutti sarebbero stati contenti di tornare con la voglia di dare una mano per risollevare la situazione; questo per dire che se un prodotto ha mercato, se un prodotto è competitivo la pigrizia o la furbizia dei pochi incide dello 0,001 % sui conti di un’azienda!

Concludo solo con una citazione da “Il Sole 24 ore” di oggi 18/05/08:
“Nel 2008 l’olivetti è finalmente la più grande società di telecomunicazioni in Italia: Omnitel e infostrada per la prima volta dalla loro nascita sono riuscite nell’intento di superare il fatturato e il numero di addetti di telecom e presto ne prenderanno il posto come azienda leader in Italia, in Europa, nel mondo”.


E’ solo un sogno?

mercoledì 14 maggio 2008

E'(quasi) tempo di vacanze!

Caro Marco,
noto con estremo piacere dalla mia postazione privilegiata Satellitare-Marziana che ti sei finalmente conquistato le prime pagine di tutti i principali giornali Terrestri italiani: "la repubblica", "il corriere della sera"; "la stampa"....sono tutti per te. Era ora. Hai visto che roba? Grazie a te c'è stata una rivoluzione. Il presidente del senato Schifani s'è dimesso per essere stato connivente con 2 boss mafiosi: "la seconda carica dello stato deve essere al di sopra di ogni sospetto", ha scritto nella sua lettera di dimissioni; Berlusconi s'è dimesso da presidente del consiglio per via di tutte le sue condanne e prescrizioni accumulate: "d'ora in avanti dedicherò il mio tempo a collaborare fattivamente con la giustizia", ha affermato; Cuffaro s'è dimesso da senatore dichiarando pubblicamente: "sono un mafioso e non merito di stare in sedi istituzionali"; Dell'utri ha finalmente cambiato la dicitura dei suoi circoli: da "case della libertà" sono diventati "case circondariali"; Maroni s'è detto incompatibile con la sua carica di ministro degli interni in quanto già condannato per resistenza a pubblico ufficiale e ha declinato qualsiasi poltrona; Matteoli ha lasciato il ministero appena afidatogli ( infrastrutture) dichiarandosi incompetente in materia: " sono specializzato esclusivamente in Reati edilizi, sotto la mia supervisione il ponte sullo stretto rischia di cadere apppena sarà costruito..

Adesso che sei riuscito nel tuo capolavoro tutti ti consiglieranno di venirti a godere il meritato riposo istituzionale insieme a me qui sul Satellite-Marziano: non ha più senso mandarci rete 4 ormai..Emilio Fede s'è già detto d'accordo sullo scambio da farsi. E poi un po' di clemenza qualcuno se la merita, no?

Ti aspetto a braccia aperte

E.T.

lunedì 12 maggio 2008

Se l'inter fosse...

Se l'inter fosse una bella ragazza sarebbe una "gattamorta":
la fa annusare ma non la dà

Se l'inter fosse un romanzo sarebbe "i malavoglia":
le cose non possono che peggiorare

se l'inter fosse un film sarebbe "il gattopardo":
cambiare tutto per non vincere niente

se l'inter fosse un poeta sarebbe Leopardi:
pessimismo cosmico e storico

se l'inter fosse un'opera teatrale sarebbe "molto rumore per nulla":
tante parole e pochi fatti

se l'inter fosse una canzone sarebbe "vaffanculo" di Masini:
"non è giusto, io sto male"

se l'inter fosse un artista sarebbe Piero manzoni:
merda sì, ma d'autore

se l'inter fosse un partito sarebbe "la sinistra arcobaleno":
per vederne di tutti i colori

se l'inter fosse un'autostrada sarebbe la A3 salerno-reggio:
si parte ma non si sa se si arriva

se l'inter fosse una birra sarebbe la "becks":
se non la bevi veloce si sgasa subito

se l'inter fosse una materia scolastica sarebbe il latino:
incomprensibile

....

Se l'inter fosse una squadra di calcio sarebbe già campione d'italia
ma questa è un'altra storia