E' circa una settimana che sento solo parlare di dichiarazione dei redditi: tizio ha dichiarato tot; Caio ha dichiarato solo tot; Sempronio non ha dichiarato nulla. E via con le ondate di stupore, indignazione, compiacimento a seconda dei casi (e dei redditi). Ancora più intriganti le reazioni dei diretti interessati: c'è la corrente dei "è inopportuno andare a guardare le dichiarazione dei redditi altrui e fare del sarcasmo" che si contrappone a quella dei "ma perchè la gente non si fa i cazzi suoi?" e via con i dissapori e le invidie reciproche.
Trovo abbastanza squallido spiare la gente dal buco della serratura ma dal momento che i dati sono di agevole consultazione, ci sarà sempre almeno una persona con una curiosità o un invidia morbosa da soddisfare: da oggi basta un semplice click e il gioco è fatto; tecnologicamente tutto molto avanzato.
Insomma, se tra gli obiettivi della pubblicazione si annoveravano propositi ambiziosi e lodevoli quali "obbligo di trasparenza fiscale", "lotta all'evasione fiscale"ecc ecc, è ormai palese che l'unico obiettivo raggiunto da questo gran calderone sia stato quello di soddisfare la curiosità da lavandaia degli italiani. E l'operazione può dichiararsi compiuta.
Per il resto tutto come prima: i commercianti e i liberi professionisti continueranno ad evadere, i lavoratori dipendenti continueranno a pagare fino all'ultimo centesimo ma per lo meno la nostra curiosità sarà stata soddisfatta.
Grazie Vincè! Finalmente un provvedimento popolare!
sabato 10 maggio 2008
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2 commenti:
Attualmente la legge prevede che la dichiarazione dei redditi sia di pubblico dominio, nel senso che per sapere quanto ha dichiarato Tizio ci si deve recare in Comune e fare una esplicita richiesta, lasciando i propri nominativi, senza però indicare la motivazione per giustificare tale richiesta. E quindi evidente che volendo, il reddito dichiarato può venire alla luce del sole.
Ma da questo al far uscire una lista con tutti i dati facilmente confontabili tra loro ne passa parecchio!! Sembra di consultare un'agenda telefonica!!
Il principale effetto negativo di tutto questo, a mio giudizio, sta nel fatto che in una città come Ivrea, proprio perché più o meno ci si conosce quasi tutti, non può che generare stupore e indignazione leggere certi numeri di certe dichiarazioni-barzelletta! Ci lamentiamo sempre della lotta all'evasione?? Come pensiamo di risolvere qualcosa se mettiamo in bella mostra il fantastico risultato di certe persone che evidentemente dichiarano cifre che non stanno ne in cielo ne in terra?! L'unica reazione che nella maggior parte dei cittadini viene riscontrata é: guarda in quanti fanno i furbi! Perché devo essere l'unico pirla a pagare il giusto?! Tutto questo non fa che generare una super-gara a chi fa meglio il furbetto, perché se da una parte abbiamo chi guarda, rosica e tace, dall'altra troviamo una schiera di persone, molto più folta, che non ci stà e che proverà a sua volta ad imitare quella lunga serie di personaggi-palesemente-evasori di cui é piena zeppa la lista!
Cazzo nel 2005 ho dichiarato 3.000 euro! Così tanto? Appena vedo il mio commercialista gli faccio un culo così...(...)
@ guamma:
Hai ragione anche tu vecchio Guamma.
Quello che mi premeva dire è che solo certe categorie di contribuenti hanno la possibilità di evadere o eludere le imposte. E sono per lo più i redditi da lavoro autonomo e i redditi d'impresa. Per combattere questo tipo di "malcostume" tutto italiano non trovo molto efficace una misura quale quella messa in atto da Visco &co che, come osservi giustamente tu, finisce per incentivare ancora di più la pratica evasiva in nome del "cosi fan tutti".
Da quel poco che ho studiato posso affermare che la risoluzione (parziale) del problema passi esclusivamente da un uso più aggressivo e spregiudicato dei cosidetti "studi di settori" e di altri meccanismi presuntivi quali il "redditometro" ecc. Su questi sistemi il precedente governo ha battuto molto e i risultati sono stati buoni. Purtroppo l'ex vice-ministro, ormai messo da parte dalla leadership del suo partito, ha preferito "passare alla storia" per un provvedimento che va nella direzione opposta.
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